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Edmond Taigny era uno degli ospiti abituali dello chalet di Albert Cahen d’Anvers a Gérardmer, frequentava regolarmente rue de Bassano e il “nobile e grande amore” che provava per Luisa non mancò di provocare la gelosia di Paul Bourget1Alice S. Legé, Les Cahen d’Anvers, op. cit., pp. 226–231.. La collezione giapponese di Taigny venne messa all’asta nel 1893 e nel 19032Ernest Leroux, Catalogue de la précieuse collection de peintures et estampes japonaises formée par M. Edmond Taigny, Paris, E. Leroux, 1893. Hôtel Drouot, Paul Chevallier, Siegfried Bing, Objets d’art anciens de la Chine et du Japon provenant en majeure partie de la Collection Edmond Taigny, Paris, Drouot, 1903. Una parte della collezione venne esposta da Gonse nella mostra del 1883: Louis Gonse, Catalogue de l’Exposition, op. cit., pp. 465–474.. Nella prima asta i lotti erano trecentoquindici e comprendevano libri illustrati, stampe e dipinti, compresi alcuni molto antichi buddisti, ed altri di scuola Tosa e scuola Kano3Della scuola Tosa si è accennato nella nota 130; la contemporanea scuola Kano, fondata da Kano Masanobu (1434–1530) e proseguita fino all’inizio del XX secolo, era caratterizzata dalla fusione tra la monocromia di ispirazione cinese e la cromia tipica della tradizione giapponese.. Nella seconda asta i lotti comprendevano sculture e oggetti di ceramica, bronzo, legno, lacca, oltre a ventuno stampe e cinquanta pitture montate come kakemono. La specializzazione della collezione Taigny, per Siegfried Bing4Altra figura cruciale del Japonisme, Bing si trasferì da Amburgo a Parigi nel 1854. Nel 1876 vendette all’Hôtel Drouot una sua prima collezione di oggetti orientali, tra 1888 e il 1891 pubblicò la rivista Le Japon artistique, nel 1895 aprì il suo negozio più importante: L’Art Nouveau – La Maison Bing, Gabriel P. Weisberg, Art Nouveau Bing: Paris Style, 1900, New York, Harry N. Abrams, 1986, pp. 12–43 e pp. 44–95; Fredric Bedoire, Robert Tanner, The Jewish Contribution to Modern Architecture, 1830–1930, Stockholm, KTAV Pub. House, 2004, pp. 194–196. (1828–1905) “unica nel suo genere”, erano le scene di vita quotidiana rappresentata nelle opere d’arte “nella scala completa dell’umanità vivente [e con] esseri favolosi spesso dotati degli stessi organi vitali e della stessa scintilla vivente, per così dire, della natura”5Siegfried Bing, La Collection Taigny, in: Hôtel Drouot, Paul Chevallier, Siegfried Bing, Objets d’art anciens, op. cit., pp. I–IV..

Il quarto personaggio, Charles Ephrussi, è il più interessante per la nostra storia. Il “Dandy benedettino di Rue Monceau”6Come veniva chiamato dal poeta Jules Laforgue (1860–1887), Ivan Jablonka, Le troisième continent, ou la littérature du réel, Paris, Seuil, 2024, pp. 334–335. era in campo artistico, per diverse ragioni, la figura cruciale della Parigi del tempo. Gli Ephrussi erano originari di Odessa e venivano denominati i “re del grano”, investivano nelle ferrovie russe, costruivano ponti sul Danubio e, come tutte le altre famiglie, decisero di aprire nel 1871 una filiale anche a Parigi. Nella nuova capitale delle arti Charles si appassionò, diventando critico, collezionista e amico di artisti e aristocratici. Collaborò con la rivista Gazette des beaux-arts, che diventò di sua proprietà nel 18857Colin B. Bailey, Edgar Degas French, 1834–1917, At the Milliner’s, 1881, in Joseph Rishel, Colin B. Bailey (edited by), Masterpieces of Impressionism & Post-Impressionism. The Annenberg Collection, Philadelphia, Philadelphia Museum of Art, 1989, pp. 19–21; Elizabeth Melanson, The Influence of Jewish Patrons, op. cit., pp. 1–16.. Charles era legato con le parentele a tutte le più importanti famiglie di banchieri8James McAuley, The house of fragile things, op. cit., pp. 207–208.: il cugino Maurice (1849–1916) sposò Béatrice de Rothschild (1864–1934), la committente di Villa Ephrussi a Cap Ferrat. La nipote di Charles, Fanny Thérèse Kann (1870–1917)9Figlia di Betty Ephrussi in Kann, sorella di Charles., aveva sposato il politico e accademico Théodore Reinach (1860–1928), committente di un’altra importante dimora: Villa Kérylos a Beaulieu-sur-Mer10Edmund de Waal, Lettere a Camondo, op. cit., p. 88. In seguito Fanny Thérèse e Théodore furono indicati come eredi da Charles Ephrussi..

Note

  • 1
    Alice S. Legé, Les Cahen d’Anvers, op. cit., pp. 226–231.
  • 2
    Ernest Leroux, Catalogue de la précieuse collection de peintures et estampes japonaises formée par M. Edmond Taigny, Paris, E. Leroux, 1893. Hôtel Drouot, Paul Chevallier, Siegfried Bing, Objets d’art anciens de la Chine et du Japon provenant en majeure partie de la Collection Edmond Taigny, Paris, Drouot, 1903. Una parte della collezione venne esposta da Gonse nella mostra del 1883: Louis Gonse, Catalogue de l’Exposition, op. cit., pp. 465–474.
  • 3
    Della scuola Tosa si è accennato nella nota 130; la contemporanea scuola Kano, fondata da Kano Masanobu (1434–1530) e proseguita fino all’inizio del XX secolo, era caratterizzata dalla fusione tra la monocromia di ispirazione cinese e la cromia tipica della tradizione giapponese.
  • 4
    Altra figura cruciale del Japonisme, Bing si trasferì da Amburgo a Parigi nel 1854. Nel 1876 vendette all’Hôtel Drouot una sua prima collezione di oggetti orientali, tra 1888 e il 1891 pubblicò la rivista Le Japon artistique, nel 1895 aprì il suo negozio più importante: L’Art Nouveau – La Maison Bing, Gabriel P. Weisberg, Art Nouveau Bing: Paris Style, 1900, New York, Harry N. Abrams, 1986, pp. 12–43 e pp. 44–95; Fredric Bedoire, Robert Tanner, The Jewish Contribution to Modern Architecture, 1830–1930, Stockholm, KTAV Pub. House, 2004, pp. 194–196.
  • 5
    Siegfried Bing, La Collection Taigny, in: Hôtel Drouot, Paul Chevallier, Siegfried Bing, Objets d’art anciens, op. cit., pp. I–IV.
  • 6
    Come veniva chiamato dal poeta Jules Laforgue (1860–1887), Ivan Jablonka, Le troisième continent, ou la littérature du réel, Paris, Seuil, 2024, pp. 334–335.
  • 7
    Colin B. Bailey, Edgar Degas French, 1834–1917, At the Milliner’s, 1881, in Joseph Rishel, Colin B. Bailey (edited by), Masterpieces of Impressionism & Post-Impressionism. The Annenberg Collection, Philadelphia, Philadelphia Museum of Art, 1989, pp. 19–21; Elizabeth Melanson, The Influence of Jewish Patrons, op. cit., pp. 1–16.
  • 8
    James McAuley, The house of fragile things, op. cit., pp. 207–208.
  • 9
    Figlia di Betty Ephrussi in Kann, sorella di Charles.
  • 10
    Edmund de Waal, Lettere a Camondo, op. cit., p. 88. In seguito Fanny Thérèse e Théodore furono indicati come eredi da Charles Ephrussi.

Ultimo aggiornamento

6 Maggio 2025, 19:49